Diga Foranea:

C’è chi lavora e chi fa polemiche. #DigaForanea

6 gennaio 2021

 

 

 

 

 

 

Recovery plane, basta fake news. Nessun taglio ai fondi per la Diga Foranea
 
Nei giorni scorsi sono circolate voci secondo le quali il governo avrebbe tagliato le risorse previste nel Recovery Plan per il progetto della diga Foranea di Genova. Erano ovviamente fake news, e oggi l’ho ripetuto al presidente della Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini.
Nessun taglio: per il progetto della nuova diga foranea del Porto di Genova chiederemo all’Europa 500 milioni di euro di fondi Next Generation Eu. Anche per questo, non bastassero i progetti finanziati nell’ultimo anno per un totale di due miliardi di euro, è ridicolo sostenere che il governo abbia dimenticato la Liguria.
 
5 gennaio 2021
 
 

A Telepace per parlare della diga Perfigli

Sono stato ospite degli amici di Telepace per parlare, fra l’altro, dell’annosa questione della Diga Perfigli sul fiume Entella. Un progetto contro il quale ci battiamo da anni…


16 dicembre 2020

 

 

Tevere navigabile, un sogno che diventa realtà? Intervista al Sottosegretario Traversi

Ho parlato del progetto per la navigabilità del Tevere con Sputnik Italia. Ecco la mia intervista:

7 dicembre 2020

 

 

DPCM, divieti e rinunce.

La mia lettera a Babbo Natale. 

Nel giorno in cui sono entrate in vigore le restrizioni “natalizie” contenute nel nuovo Dpcm, a Babbo Natale ho chiesto che porti a tutti un po’ di pazienza, di coraggio e di unità. Verranno Natali migliori e saremmo tutti insieme a festeggiare la vittoria in questa battaglia.
La mia “letterina” pubblicata oggi dal Nuovo Levante è un gioco, ma è soprattutto l’occasione di essere parte di una bella iniziativa per una buona causa.

 

4 dicembre 2020

 

 

Tevere navigabile, intervista con la Tg Regione del Lazio

15 novembre 2020

 

 

Aspi, M5s non molla. “Interesse pubblico sacrificato. Ora si chiuda o revoca”

Intervista di Affari al sottosegretario al Mit Traversi, dopo la bufera giudiziaria che ha investito Autostrade. “Manleva a Cdp? Tutela anche i contribuenti”

di Paola Alagia

“O la trattativa si conclude in tempi certi e condizioni chiare o bisognerà ricominciare a considerare l’opzione della revoca”. Tertium non datur, stando alle parole del sottosegretario ai Trasporti Roberto Traversi. Intervistato da Affaritaliani.it, il deputato del Movimento Cinque stelle mette in fila tutti gli accadimenti, a cominciare dal crollo del Ponte di Genova e fino alla vicenda delle barriere fonoassorbenti, al centro della bufera giudiziaria che si è abbattuta nelle ultime ore su Autostrade, per arrivare a una sola conclusione: “E’ impensabile che tutto questo non pesi sulla trattativa in corso”.  

Sottosegretario, questi arresti eccellenti possono imprimere un’accelerazione sulla revoca o comunque su una soluzione consensuale con il subentro di Cdp?
Il dato è che sono passati quattro mesi dall’accordo siglato dal premier Giuseppe Conte e Atlantia per l’uscita del gruppo dall’azionariato di Autostrade per l’Italia. In questi quattro mesi la trattativa si è più volte arenata su questioni economiche e tecniche, ma se da una parte Atlantia sta ovviamente cercando di tutelare il proprio conto economico e quello dei propri azionisti, anche internazionali, dall’altra governo e ministeri devono muoversi esclusivamente per tutelare l’interesse pubblico. Quell’interesse che, ci dicono le carte dell’inchiesta di Genova, l’operato di Aspi pare aver sacrificato in nome dei dividendi per gli azionisti.

E allora come si procede?
Allora, in quest’ottica, non si può perdere altro tempo e lasciare che la sicurezza degli automobilisti sia ancora a rischio: o la trattativa si conclude in tempi certi e con condizioni chiare, oppure dobbiamo ricominciare a considerare la possibilità di valutare la revoca della concessione. Faccio mie le parole dette oggi dalla portavoce dei parenti delle vittime del crollo del Ponte Morandi Egle Possetti: “Non possiamo lasciare che questa società, responsabile con le proprie azioni della morte di 43 persone, esca da questa vicenda con le tasche piene e a testa alta”.

Ma se tornasse in auge l’ipotesi revoca, non si potrebbe ignorare quanto sostenuto dall’’Avvocatura generale dello Stato. Nel suo parere, a febbraio scorso, infatti, invitava a ponderare bene questa opzione rispetto a una soluzione negoziale, non potendosi escludere in via giudiziaria il riconoscimento del diritto di Aspi all’integrale risarcimento.
Lascio che siano i tecnici ad occuparsi di questi aspetti, sono però certo che ogni azione che verrà intrapresa sarà esclusivamente a tutela degli interessi e dei diritti dei cittadini. Compreso quello di muoversi sulle autostrade sapendo che chi gestisce l’infrastruttura ha fatto tutto quello che andava fatto in termini di manutenzione per garantire la sicurezza. La vicenda del Ponte Morandi, quella delle barriere fonoassorbenti, al centro dell’inchiesta che ha portato alle misure cautelari di ieri, e quella delle calotte dei tunnel autostradali, su cui questa estate il Mit è dovuto intervenire ordinando al concessionario un piano di ispezioni e interventi straordinari, ci dicono che in questi anni le cose non sono andate in tale direzione. Ed è impensabile che questo non pesi sulla trattativa in corso.  

Il ministro De Micheli ha chiarito che il Mit non ha competenza sul fronte della trattativa tra Cdp e Aspi. Questo è vero. Ma è altrettanto vero che lo stallo su questa trattativa dipende anche dalla non approvazione del Pef (Piano economico e finanziario, ndr). Cosa si sta aspettando?
Sul tavolo ci sono ancora questioni dirimenti, tanto per Atlantia quanto per Cassa depositi e prestiti. Aspetti tecnici sui quali non entro. Mi limito a dire che, avendo a che fare con i piani tariffari e i futuri investimenti in manutenzione, non si tratta di temi secondari. E non soltanto perché impattano sul valore di Aspi e, quindi, sull’aspetto economico della trattativa. 

Dall’Autorità di regolamentazione dei trasporti sono già arrivate tutte le osservazioni. Quale sarà, secondo lei, il punto di caduta?
Anche su questo, mi sia consentito fare un passo indietro rispetto al lavoro dei tecnici. Quello che mi limito a dire è che se Atlantia fa, comprensibilmente, il proprio interesse cercando di garantire ai propri azionisti la massima redditività dell’operazione, la parte pubblica che siede al tavolo non può dimenticare di avere come principale obiettivo quello della salvaguardia dell’interesse nazionale. Economico, certo, ma anche di tutela dei diritti dei cittadini. Se c’è un punto di caduta in cui questi interessi possono convergere con reciproca soddisfazione, ben venga. A patto però che lo si trovi in fretta e si dia presto una nuova governance e un nuovo indirizzo al concessionario.  Altrimenti non resta che interrompere la trattativa e far valere le prerogative del governo.

Le opposizioni, in particolare Fratelli d’Italia, vanno all’attacco e parlano di risposta inadeguata e inerzia del governo. Perché non è possibile fissare una deadline chiara e fare chiarezza sui tempi di una decisione?
Perché il tema è complicato, delicato e di difficile gestione. Anche perché negli anni scorsi quasi tutti i partiti hanno di fatto blindato le concessioni di Autostrade per l’Italia approvando leggi e misure che hanno messo al riparo l’azienda con condizioni onerosissime per il Paese. Tipo il cosiddetto “Salva Benetton” del 2008. Quanti degli attuali parlamentari di Fratelli d’Italia ai tempi militavano nel Popolo della libertà che lo approvò assieme alla Lega?

Quanto emerso da questo filone d’indagine rispetto alla mancata manutenzione delle barriere fonoassorbenti della tratta ligure riportano al centro dell’attenzione il tema della sicurezza stradale, questione di cui lei si occupa al Mit, e delle concessioni in generale. Come vi muoverete?
Da quando siedo al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non c’è decisione che abbia preso o atto che abbia firmato che non si basi innanzitutto sulla necessità di garantire la sicurezza ai cittadini. Quando a dicembre la calotta del tunnel autostradale Bertè, sul tratto genovese della A26, è crollata e abbiamo scoperto che c’erano dei grossi problemi di manutenzione ordinaria da parte di Aspi siamo intervenuti immediatamente, ordinando un piano di ispezioni e manutenzione. Un piano che, a causa anche del lockdown, si è protratto per i primi mesi estivi. Ma non ci siamo fermati davanti alle proteste, comprensibili, dei cittadini che hanno dovuto fare i conti con le chiusure autostradali e il traffico perché al consenso facile abbiamo preferito la responsabilità di governo che ci obbligava a garantire la sicurezza. Lo sforzo messo in campo non ha precedenti e, per la prima volta, in linea anche con le prescrizioni europee, abbiamo ottenuto interventi manutentivi che non erano mai stati fatti prima. Il prezzo è stato il disagio causato agli automobilisti e alle attività economiche regionali, ma sono sicuro che con il senno di poi tutti capiranno che ne è valsa la pena. Questo è un esempio, ma rappresenta la linea che terremo in ogni caso.

C’è, infine, la questione della manleva. Alla luce degli ultimi sviluppi giudiziari è una scelta obbligata, secondo lei?
Mi pare evidente che, considerando le inchieste della magistratura in corso – che vanno dal crollo di Ponte Morandi fino alle barriere fonoassorbenti -, Cassa depositi e prestiti e gli investitori che la accompagnano nella trattativa di acquisizione di Aspi abbiano il diritto di mettersi al riparo da eventuali azioni risarcitorie legate alla negligenza dei comportamenti della passata gestione. Saranno i tecnici a trovare il modo per sbrogliare questa matassa, ma diciamo che quella della manleva mi pare una pretesa più che comprensibile da parte di Cdp. E soprattutto lo strumento più efficace per tutelare i contribuenti.

Fonte: Affari Italiani 

12 novembre 2020

 

 

 

Navigazione sul Tevere, guardiamo oltre il covid: #trasporto pubblico locale e #navigazione elettrica.

Oggi “Il Messaggero” parla di navigazione del Tevere e di un servizio di trasporto pubblico fatto con barche elettriche. È un progetto a cui tengo molto e al quale gli uffici del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti stanno lavorando da settimane per inserirlo nel Recovery Plan che invieremo all’Unione Europea.
Nell’ottica della creazione di un terminal crociere al nuovo porto di Fiumicino, poter utilizzare un servizio trasporto pubblico sul Tevere significherebbe dare a migliaia di turisti la possibilità di raggiungere Roma facilmente, con mezzi a emissioni zero e in un contesto naturale e paesaggistico senza pari al mondo.
Nella tragedia mondiale causata dalla pandemia abbiamo l’occasione unica di finanziare un progetto che per la Capitale sarebbe rivoluzionario e permetterebbe di sfruttare al meglio una risorsa che città come Londra, Parigi, Vienna o Budapest utilizzano al meglio già da decenni. Il Tevere era la porta di Roma già duemila anni fa, possiamo fare in modo che torni ad esserlo.

7 novembre 2020
 
 
 
Trasporto pubblico e rischio covid, il mio intervento a “Radio anch’io”

Roberto Traversi 

Il tema dei trasporti pubblici e del rischio legato alla trasmissione del Covid19 è un aspetto molto delicato su cui il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta lavorando da mesi assieme alle Regioni, al Comitato Tecnico Scientifico e alle associazioni di categoria. Come ho spiegato questa mattina a “Radio Anch’io” siamo tutti preoccupati per il peggioramento dei numeri legati ai contagi, ma al momento non ci sono evidenze che i trasporti pubblici siano un grave fattore di contagio. Del resto gli indici di riempimento di autobus e metropolitane comunicati da Atm milanese, Atac romana e ministra De Micheli, indicano tutti che i mezzi pubblici viaggiano di media ampiamente sotto la soglia dell’80% decisa con il Cts. Ci sono delle criticità legate alle ore di punta, ma insieme alle Regioni e i Comuni affronteremo il problema e cercheremo le soluzioni più adatte e rapide. Anche con ulteriori risorse a disposizione degli enti locali. Ascoltate il mio intervento a Radio1.

Qui il mio intervento a “Radio anch’io”: raiplayradio.it

15 ottobre 2020

 
 
 

Ponte San Giorgio sana la ferita, ma a Genova
la cicatrice è indelebile

Roberto Traversi 
 

Settecentoventi giorni lunghi come un dolore, come un’assenza. Quella del Ponte Morandi dallo skyline assolato di Genova, quella delle quarantatre persone a cui il crollo ha tolto la vita. Ad altre invece la sciagura del 14 agosto 2018 ha tolto una casa. Per questo, oggi che le linee disegnate da Renzo Piano non vivono più soltanto in un rendering ma sono finalmente un nuovo viadotto che scavalca il Polcevera, non può esserci festa o celebrazione. Oggi, con l’inaugurazione del nuovo Ponte San Giorgio, lo Stato italiano sana almeno in parte una ferita che sanguinava da due anni.

Ripresa la circolazione, però, a Genova rimarrà indelebile la cicatrice che segna i familiari delle vittime, le stesse a cui due anni fa abbiamo promesso giustizia e attendono di vederla riconosciuta in un’aula di tribunale. All’indomani di quella tragedia il Movimento 5 Stelle aveva assicurato loro che chi aveva sbagliato avrebbe pagato, che chi era responsabile di quelle omissioni criminali che avevano portato al crollo del Morandi sarebbe stato chiamato a risponderne. Oggi, dopo due anni, possiamo dire di aver mantenuto la promessa avendo avviato quel percorso che toglierà dalle mani di Atlantia e del gruppo Benetton il controllo di Autostrade per l’Italia. Una vittoria del Movimento 5 Stelle, che si è battuto dal primo momento, una vittoria del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha condotto in porto una trattativa tutt’altro che facile con Aspi.

Dopo anni di guadagni miliardari e investimenti inesistenti sul fronte della manutenzione, al riparo di concessioni che la politica per troppo tempo ha tenuto segrete, adesso per la storia di Autostrade per l’Italia si apre un nuovo capitolo che rimetterà la rete autostradale sotto il controllo pubblico attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Significa che d’ora in poi si volta pagina, significa che in nessun modo sarà possibile che Aspi imponga ogni anno rincari dei pedaggi senza rispettare gli impegni in termini di manutenzione e investimenti. Significa che la sicurezza non sarà più una parola vuota e viaggiare sulle autostrade non significherà più sfidare la sorte a causa di controlli non eseguiti e programmi di manutenzione non rispettati.

Lo abbiamo visto in questi mesi, purtroppo, sempre in Liguria. Il 30 dicembre scorso parte della volta di una galleria è crollata senza per fortuna provocare vittime. Quel crollo ci ha fatto scoprire come i piani di manutenzione per le gallerie, nonostante persino l’Europa imponesse controlli adeguati, non fossero in alcun modo rispettati da Aspi. È servito l’intervento del Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti perché si mettesse in atto un massiccio programma di ispezioni e interventi manutentivi adeguati. Stavolta siamo arrivati in tempo, ma a pagare per le inefficienze di Aspi sono stati i cittadini liguri, costretti per due mesi a convivere con code interminabili.

Una situazione che ha avuto gravi ripercussioni sulla vita quotidiana di migliaia di persone, sull’economia ligure in un momento delicato come la crisi da Covid e sul turismo già duramente colpito dalla pandemia. Inaccettabile, come inaccettabile è che a meno di due anni dal crollo del Ponte Morandi in Autostrade per l’Italia siano continuate le omissioni sulla sicurezza e le lacune in termini di manutenzione. Eppure anche in questa battaglia siamo stati soli, con buona parte della politica ligure che ha preferito cavalcare le (giuste) proteste attaccando noi che al ministero, per la prima volta, stavamo lavorando davvero perché la sicurezza fosse la priorità assoluta.

Così facendo, almeno, stavolta siamo riusciti a intervenire prima. Prima della tragedia e delle lacrime, prima della magistratura. Una novità in un Paese in cui, di norma, la politica arriva sempre dopo. Dopo gli incidenti “che si potevano evitare”, dopo i sequestri. Esattamente quello che non è stato possibile fare con il Ponte Morandi, visto che per anni nessuno ha voluto alzare il velo sui comportamenti di Autostrade per l’Italia ignorando le denunce e gli allarmi sollevati.

Per questo oggi, nonostante il taglio del nastro, le Frecce Tricolori e il cerimoniale delle grandi occasioni, l’inaugurazione del nuovo Ponte San Giorgio non può essere una festa. Facciamo almeno che sia l’occasione per ricordare le vittime e non dimenticare le storture colpevoli di un sistema che ha covato per anni le condizioni che hanno generato quella tragedia. Perché non accada più. E allora sì che potremo far festa.

(3 agosto 2020)

Fonte: Il blog delle Stelle

 

Roberto Traversi (M5S): “L’inchiesta sull’ad di Autostrade è solo la conferma: Aspi inaffidabile, concessione da revocare”

L’intervista al sottosegretario Cinquestelle alle Infrastrutture

Emanuele Lauria

“La vicenda delle barriere antirumore? Al di là dell’avviso di garanzia all’ad di Aspi, dimostra una cosa sola: Autostrade non ne ha azzeccata una. Ecco perché per il Movimento è necessario non indugiare più sulla revoca della concessione”. Roberto Traversi è il sottosegretario ligure alle Infrastrutture. Da componente del governo spiega che “va atteso l’esito del tavolo tecnico con i rappresentanti della holding dei Benetton per capire se ci sono soluzioni diverse dalla revoca”. Da esponente dei 5S, e componente della comunità che più ha pagato il conto del crollo del Morandi in termine di vittime, non ha dubbi: “La gestione di Aspi si è già mostrata inaffidabile sotto tanti punti di vista. Bisogna cambiare”.

Il premier Conte ha detto che nei prossimi giorni si completerà la procedura di revoca. Siamo davvero al passo finale?
“Ieri c’è stato il tavolo tecnico nel quale è stato ascoltata la concessionaria. Il Mit ha proposto un ventaglio di soluzioni, non c’è ovviamente solo la revoca. La soluzione definitiva deve essere di assoluto vantaggio pubblico. Il premier ha chiesto che l’offerta fatta da Aspi sia migliorata. Vedremo. L’importante è chiudere al più presto”.

 


Crede ci siano ancora i margini per evitare la revoca?
“Per noi l’offerta dei Benetton è inaccettabile e restiamo per la revoca. Lo Stato, davanti a quello che è successo, deve fare lo Stato. Sappiamo che è una scelta delicata, che espone ad azioni giudiziarie,  che deve essere ponderata al massimo. Ma al momento non vediamo alternative”.

L’avviso di garanzia all’ad di Aspi per voi è un aggravante?
“L’avviso di garanzia a Tomasi è un elemento in più. Ma è la vicenda in sé ad essere emblematica: i Benetton, nella gestione dell’autostrada hanno guadagnato tantissimo e speso molto poco in lavori. Le uniche opere innovative dovevano essere queste barriere antirumore e invece si è scoperto che non erano a norma. Insomma, non ne hanno azzeccata una. Stiamo parlando di interlocutori non affidabili”.

Il suo collega di partito Cancelleri, viceministro alle Infrastrutture, ha indicato chiaramente il rischio di crisi.   
“Beh, che il rischio ci sia non ci piove. C’è chi è convinto che si possa trattare ancora con questo concessionario è invece è difficile. La situazione mi sembra chiara; noi siamo per la revoca, mi sembra che anche il Pd si stia orientando verso questo provvedimento. La bilancia ora pende verso tale soluzione. E’ solo Italia Viva a non volere la revoca”.

Quindi?
“Quindi si va in consiglio dei ministri e lì si vedrà chi chiede cosa, lì ogni forza politica si esprimerà. Rispetto le posizioni di tutti, ma mi sembra che Iv abbia un peso minoritario. In ogni caso è giusto a questo punto che i cittadini sappiano in modo ufficiale chi vuole lasciare la concessione alla società che si è dimostrata negligente in occasione della tragedia. Basta con le interviste sui giornali. E soprattutto basta con i ritardi. Non possiamo certo arrivare all’inaugurazione del nuovo ponte senza sapere a chi affidarlo” .

(10 luglio 2020)

Fonte: Repubblica.it

“Opere prioritarie del Mit, c’è il tunnel della Val Fontanabuona”

II sottosegretario Traversi: presto si potrà parlare di progetti e finanziamenti Intanto il caos autostradale fra crescere il traffico dei mezzi pesanti in vallata

Simone Rosellini

Potrebbe essere la volta buona, almeno in prospettiva. Il condizionale rimane d’obbligo, perché non si è ancora in presenza di un vero stanziamento di risorse, come del resto precisa anche lo stesso protagonista della giornata di ieri, il sottosegretario ai Trasporti, Roberto Traversi, chiavarese, che dice: «Ora viene la parte importante, bisognerà restare vigili e attenti perché quest’opera diventi realtà in tempi certi». Nel frattempo però il collegamento tra la Fontanabuona e la costa, lo svincolo che dovrebbe portare la valle in Al2, insomma quello che per tutti da decenni qui è “il tunnel della Fontanabuona”, sta per essere classificato tra le opere prioritarie del ministero di Infrastrutture e Trasporti. Per la precisione, infatti, Traversi ha annunciato «l’inserimento del progetto nella lista delle opere “prioritarie” redatta dal Mit che sarà inserita nell’Allegato Infrastrutture al Piano Nazionale di Riforme e collegata al decreto Semplificazioni. È l’inizio di un iter ovviamente prosegue Traversi ma rappresenta un punto di svolta. L’inserimento del tunnel nella lista delle opere prioritarie significa che presto si potrà davvero cominciare a parlare di progetti e di finanziamenti per la loro realizzazione. È un grande successo per il territorio e per un lavoro che abbiamo condotto in silenzio senza mai perdere di vista il bene dei cittadini della valle e dell’economia dei comuni fontanini». Era chiaro a tutti, nelle ultime settimane, quando saltò l’incontro convocato dai sindaci della valle al teatro di Monleone, che Traversi, come tutti i Cinque Stelle, non voleva seguire la richiesta dei primi cittadini: certezza di inserimento del progetto tra le opere risarcitone chieste alla Società Autostrade, in caso di mantenimento della concessione. Adesso che la sentenza della Corte Costituzionale sull’esclusione dalla ricostruzione del ponte di Genova dà fiato proprio alla posizione favorevole alla revoca della concessione, il sottosegretario grillino indica una strada “istituzionale” per la realizzazione del tunnel. Che, come noto, ha già un progetto definitivo ma “a canna unica” e quindi, quasi certamente, dovrà essere riprogettato a doppia carreggiata, con aggravio di costi rispetto ai 310 milioni (più o meno) già messi in conto. La notizia arriva proprio mentre la Fontanabuona in questi giorni è attraversata costantemente dai mezzi pesanti, presentandosi proprio come un bypass per la Al2 e per l’allacciamento con la A7, collegamento alternativo tra Chiavari e Busalla. Insomma, quello che potrebbe essere anche il tunnel, in maniera più veloce e senza disagi sulla viabilità ordinaria. Ancora cauto Gabriele Trossarello, portavoce del tavolo dei sindaci della Fontanabuona: «Siamo molto felici di questo annuncio. Attendiamo il sottosegretario Traversi in valle, perché ci spieghi esattamente cosa significhi, come potrà essere finanziato il progetto». Anche gli industriali hanno sempre chiesto questa opera, tanto che Massimiliano Sacco, a pochi giorni dalle elezioni dell’associazione, che lunedì chiuderanno la sua presidenza, dice: «In sette anni di mandato alla guida del gruppo Tigullio di Confindustria Genova il mio più grande rammarico è non essere riuscito a vedere la realizzazione del tunnel della val Fontanabuona».

Fonte: Il Secolo XIX Edizione Levante


 (10 luglio 2020) 
 

«Sì al tunnel fontanino: ma non va collegato alla partita concessioni»

Il sottosegretario alle Infrastrutture Traversi d’accordo sull’opera: dopo il nodo con Autostrade, tavolo per valutare costi e iter realizzativo

di Roberto Pettinaroli

«Il tunnel Fontanabuona-Rapallo? Un’opera necessaria. Ma non si può chiedere al governo di porre la questione ora, mentre il nodo concessioni autostradali sta per essere sciolto». Il sottosegretario chiavarese del Mit, il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, esce allo scoperto. E dice con estrema chiarezza ciò che pensa del progetto che da quasi trent’anni un’intera vallata reclama inutilmente. Non solo. Indica anche il percorso corretto che dev’essere seguito per incardinare l’opera su binari sicuri. Lo fa all’indomani dell’incontro (al quale lui non ha partecipato, per impegni pregressi) svoltosi a Cicagna tra sindaci fontanini e parlamentari liguri, per sollecitare l’inserimento del progetto tra le contropartite da chiedere ad Autostrade, in vista del possibile rinnovo della concessione».

Sottosegretario Traversi, ma lei è favorevole o no al tunnel? Il Movimento 5 Stelle è spesso indicato come “nemico” delle infrastrutture…

«Lo premetto: sono da sempre convinto della necessità di un potenziamento del collegamento stradale tra entroterra e costa. E trovo lodevole l’impegno dei sindaci fontanini e l’iniziativa della lettera inviata lo scorso primo giugno a Regione e Ministero. Non ce l’ho fatta a partecipare all’incontro di sabato. Ma cercherò di organizzare quanto prima un confronto con gli amministratori del territorio».

Tuttavia…

«Tuttavia, proprio in riferimento a quell’incontro, mi preme sottolineare che la partita della revoca delle concessioni autostradali è più che mai aperta. Proprio in questi giorni sono in corso tavoli ministeriali specifici in cui si sta diramando la controversia. Parlare adesso di opere risarcitorie da richiedere nell’ambito della trattativa per un eventuale rinnovo, a mio avviso, sarebbe un errore imperdonabile: perché, da una parte, indebolirebbe la posizione del governo e del Mit al tavolo con Aspi. E, dall’altra, sminuirebbe l’opera stessa».

Quindi, a suo giudizio, è sbagliato mettere in relazione le due partite. Ma in Fontanabuona si dice: o adesso, o mai più.

«Ripeto: cittadini e associazioni di categoria del territorio hanno ragione. Ed è fondamentale agire per garantire un rafforzamento dei collegamenti tra la valle e la viabilità autostradale. Ma è necessario attendere l’esito della controversia tra Mit e Autostrade per l’Italia prima di capire quale sia il modo più utile di procedere. Questo perché l’iter del tunnel è poco più che avviato dalla sola società Autostrade e il progetto non è arrivato alla fase esecutiva».

Si era persino detto che al Ministero il progetto fosse sparito…

«No, non è così. Nell’aprile 2011 fu siglato un protocollo d’intesa tra Regione Liguria e Autostrade per l’Italia. Venne firmato, tra gli altri, dall’allora ministro Altero Matte oli, dall’allora presidente ligure Claudio Burlando e dall’assessora regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita, oltre che dai vertici di Anas e Aspi. Successivamente, il concessionario si impegnò a farsi totalmente carico delle spese per la redazione del progetto definitivo, comprensivo di indagini e studio di impatto ambientale. Il progetto definitivo che prevede un costo finale dell’opera di 308 milioni di euro è stato inviato da Aspi al Ministero il 25 marzo 2015. Quindi c’è: ma si tratta di un semplice deposito, al quale nulla è più seguito, avendo la società ottemperato all’obbligazione presa».

In sostanza: il progetto è stato fatto, ma non ha avuto seguito. Né sono state allocate risorse per realizzarlo.

«Allo stato, ci sono una valutazione di fattibilità preventiva e un deposito definitivo. E solo con il progetto esecutivo si potrebbe verificare la conformità, che naturalmente potrebbe modificare la stima relativa all’importo dei lavori».

Ciò significa che non c’è da aspettarsi neppure che avvenga in futuro?

«Nelle prossime settimane, una volta chiarita la controversia relativa alla concessione fra Autostrade per l’Italia e Mit, sarà possibile procedere con il tavolo per verificare il progetto depositato, renderlo esecutivo, stimare l’esatto importo delle opere e valutare chi, eventualmente, dovrà farsene carico».

Pare di capire che le strade percorribili siano soltanto due: un impegno diretto da parte dello Stato. Oppure il ricorso al privato, sia esso un nuovo concessionario dopo l’eventuale revoca, o il titolare attuale della concessione, in caso di rinnovo.

«Le strade possono essere quelle. Se il Ministero valuterà, sulla base di opportuni approfondimenti, la strategicità dell’opera per il territorio della Fontanabuona e non solo, per la ricaduta che può avere sulle attività produttive e l’occupazione, potrà decidere di finanziarla con fondi diretti dello Stato. Diversamente, si potrà valutare l’opportunità di chiedere al concessionario di farsene carico. Ma prima, ripeto, è necessario sgomberare il campo dalla controversia in atto tra ministero delle Infrastrutture e Autostrade per l’Italia. Quando quella partita sarà finalmente chiusa, in un senso o nell’altro, l’impegno che mi sento di prendere è di attivare tutte le procedure per una valutazione seria e definitiva del progetto. E per decidere quale iter sia più idoneo scegliere per portarlo a compimento».

 

Fonte: Il Secolo XIX Edizione Levante 

(23 giugno 2020)

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

«Dai porti il rilancio turistico»

Traversi visita Calata Ovest a Chiavari
Il sottosegretario ospite nella parte nuova dello scalo per conoscere la rete “Marinedi” e parlare delle strategie per risollevare la nautica

«Ogni scalo deve essere una porta verso l’entroterra e permettere lo sviluppo del turismo locale e il rilancio di un settore in forte crisi a causa della pandemia». Lo ha detto Roberto Traversi, parlamentare del Movimento cinque stelle e sottosegretario a Trasporti e Infrastrutture, durante la visite a “Marina di Chiavari – Calata Ovest”, nuovo porto cittadino. Traversi è partito dallo scalo della sua città per conoscere da vicino la rete internazionale Marinedi, al primo posto nella nautica da diporto. Accompagnato dall’amministratore dell’intero gruppo, Renato Marconi, e dall’amministratore delegato di Calata Ovest, Eugenio Michelino, Traversi ha percorso i moli e ragionato sulle strategie di rilancio del settore nautico. «Sono felice di aver iniziato dal porto di Chiavari la mia visita a questa rete internazionale di marine del Mediterraneo ha detto il sottosegretario Una realtà che punta alla realizzazione di un sistema portuale turistico orientato alla sicurezza della navigazione, ma, soprattutto, alla sostenibilità ambientale e alla valorizzazione del territorio. L’obbiettivo, infatti, è quello di fare di ogni marina una porta verso l’entroterra, che permetta lo sviluppo del turismo locale e il rilancio di un settore in forte crisi a causa della pandemia. Per questo ritengo che si tratti di un progetto importare te e all’avanguardia che avrà ricadute positive su tutto il sistema portuale e turistico del Mare No strum». Soddisfatto del confronto anche Marconi. «Abbiamo accolto con grande piacere l’interesse del sottosegretario Traversi per la nostra iniziativa dice e l’attenzione che intende rivolgere allo sviluppo della medesima, in un’ottica sociale ed economica di grande utilità per il territorio e l’entroterra. L’onorevole ha dimostrato di apprezzare questo progetto di rete, partito dal Tirreno centrale e in via di espansione lungo tutte le coste italiane, valutandone l’ottica internazionale. Abbiamo, infatti, iniziative anche in Tunisia, Slovenia, Marocco e Spagna». Attualmente, gli approdi Marinedi operativi sono 14 e contano oltre 5.500 posti barca, ma l’obiettivo da raggiungere nel prossimo quinquennio è un’espansione che dovrebbe portare a 12 mila posti barca. Un traguardo che, se raggiunto, proietterà, Marinedi nella galassia della rete portuale turistica più importante a livello internazionale. Michelino, presente anche nei panni di vicepresidente nazionale di Assonat, l’Associazione nazionale approdi e porti turistici, si dice disponibile «a dialogare su tavoli istituzionali per dare sempre più linfa e forza al settore». «La nautica assicura è la porta di accesso di tutti i territori e solamente facendo sinergia possiamo rilanciare un comparto che ha subito un contraccolpo significativo dall’emergenza sanitaria». D. BAD. 

Fonte: Il Secolo XIX edizione Levante

(21 giugno 2020)

Il viadotto di Albiano crollato l’8 aprile 2020

Albiano Magra, i lavori per le rampe inizieranno fra due mesi

Il sottosegretario alle infrastrutture Roberto Traversi (M5S) sabato scorso ha chiamato l’Anas per dare l’inizio all’operazione

di Maria Nudi

Albiano Magra (Massa), 10 giugno 2020 – Il sottosegretario ai trasporti Roberto Traversi (M5S), ha tenuto a battesimo le rampe autostradali ad Albiano. E dopo aver parlato con Anas per far uscire dall’isolamento i residenti, spiega che i lavori partiranno a breve. ” Il ponte di Albiano – ha detto alla Nazione – non sarebbe dovuto crollare e quando, emergenza covid 19 permettendo, ho fatto il sopralluogo ad Albiano sono andato per scusarmi”.

Sabato il sottosegretario ha dato incarico agli uffici del ministero di predisporre gli atti per dare inizio alla realizzazione delle rampe per il collegamento di Albiano con l’autostrada A15 Parma La Spezia. Si tratta del primo atto concreto per far uscire i residenti della Vallata dall’isolamento a due mesi dal crollo del ponte, l’8 aprile.

La realizzazione delle rampe provvisorie è possibile grazie all’accordo che è stato trovato con Anas, che le realizzerà, e Salt . Le tempistiche per i lavori sono di circa due mesi.

“Ora che è effettiva la nomina a commissario del presidente delle Regione Toscana Enrico Rossi trasferiremo alla sua struttura tutto il lavoro svolto finora dagli uffici del ministero delle infrastrutture e trasporti in modo che la sua azione possa essere incisiva fin dal primo giorno”, ha spiegato Traversi che ha aggiunto: “All’inizio c’era la ipotesi di costruire un ponte provvisorio. Una ipotesi che non era gradita al sindaco Roberto Valettini e alla comunità. E’ stato importante dialogare con il territorio e capire le esigenze”. Traversi non ha infine escluso la possibilità di un suo ritorno ad Albiano per incontrare istituzioni e cittadini.

Plauso e soddisfazione per l’operato di Traversi è arrivato dal gruppo regionale dei Cinque Stelle: “Il sottosegretario alle infrastrutture ha dato incarico agli uffici del ministero di predisporre gli atti per dare avvio alla costruzione delle rampe provvisorie per il collegamento di Albiano Magra con l’autostrada A15 Parma-La Spezia. Esprimo soddisfazione per il lavoro del Governo nazionale in accordo con Anas e Salt, che conferma la grande attenzione nei verso il territorio della Lunigiana, di Albiano e di Aulla. Sono molto soddisfatto che in questi due mesi il territorio abbia avuto modo di esprimere le esigenze al Governo, sostenendo la necessità di un ponte nuovo e non provvisorio. Richieste confermate dal ministero che realizzerà due rampe provvisorie per garantire la continuità del territorio anche in vista della riapertura delle scuole a settembre”, è il commento di Giacomo Giannarelli presidente gruppo regionale Movimento 5 Stelle.

Fonte: La Nazione, edizione Massa Carrara

(10 giugno 2020)